È quello siciliano il più antico Parlamento del mondo ancora in funzione
Quando si parla di Parlamento più antico del mondo, è necessario fare una distinzione storica importante. Spesso si sente affermare che il Parlamento siciliano sia il primo Parlamento della storia, ma in realtà il suo primato è diverso e, per certi versi, ancora più significativo.
L’Alþing islandese, fondato nel 930 d.C. nella piana di Þingvellir, è generalmente considerato la più antica assemblea legislativa della storia. Nato come assemblea vichinga, rappresentava un luogo di incontro per discutere e promulgare le leggi comuni. Il Parlamento siciliano, istituito nel 1130 nel Regno di Sicilia, è invece riconosciuto come il Parlamento più antico del mondo ancora esistente, grazie alla sua continuità storica e istituzionale che arriva fino all’attuale Assemblea Regionale Siciliana.
Per comprendere l’origine del Parlamento siciliano bisogna tornare al 1130, quando Ruggero II convocò a Palermo, nel Palazzo dei Normanni, le Curiae Generales e proclamò il Regno di Sicilia. Da quel momento prese forma un’istituzione parlamentare strutturata, articolata in tre rami: feudale, ecclesiastico e demaniale, che rappresentavano rispettivamente la nobiltà, il clero e le principali città del Regno.
In origine il Parlamento siciliano aveva prevalentemente funzioni consultive e di ratifica delle decisioni del sovrano, soprattutto in materia fiscale ed economica. Tuttavia, già nel Medioevo introdusse un principio di rappresentanza che in gran parte dell’Europa era ancora assente. Con il tempo, il Parlamento ampliò le proprie funzioni, partecipando all’elezione del re e vigilando sull’amministrazione della giustizia ordinaria.
Nel corso dei secoli il Parlamento siciliano attraversò fasi alterne, mantenendo però una forte centralità istituzionale. Nel 1410, a Taormina, nel Palazzo Corvaja, si tenne una storica seduta per l’elezione del re di Sicilia alla presenza della regina Bianca di Navarra. Nel 1446, un’altra importante seduta si svolse a Castello Ursino, a Catania, sotto il regno di Alfonso V d’Aragona.
Con l’introduzione del sistema vicereale la Sicilia perse progressivamente la propria autonomia politica, ma il Parlamento continuò a riunirsi anche sotto Carlo V e Filippo II, conservando una propria autorevolezza nei confronti del potere del viceré. Un momento fondamentale della sua storia fu il 1812, quando il Parlamento siciliano promulgò una Costituzione che aboliva la feudalità e introduceva un Parlamento bicamerale, anticipando riforme istituzionali di grande modernità.
Questo percorso fu interrotto dalla restaurazione borbonica, ma l’idea di un Parlamento siciliano non scomparve. Nel 1848, durante la rivoluzione siciliana, il Parlamento tornò a riunirsi e proclamò l’autonomia dell’isola, seppur per un periodo limitato. Solo dopo la Seconda guerra mondiale la Sicilia ottenne un riconoscimento stabile della propria autonomia con lo Statuto speciale del 1946.
Dal 25 maggio 1947 opera l’attuale Assemblea Regionale Siciliana, erede diretta di una tradizione parlamentare che affonda le sue radici nel Medioevo. È questa continuità storica e istituzionale che consente di definire il Parlamento siciliano come il Parlamento più antico del mondo ancora esistente.
Non si tratta di un mito né di una leggenda, ma di un dato storico che conferma il ruolo centrale della Sicilia nella storia politica e istituzionale europea.
