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In Sicilia c’è un cratere vecchio milioni di anni. Fu davvero un meteorite a crearlo?

Chi percorre la strada che da Trapani conduce a San Vito Lo Capo, arrivando nei pressi della frazione di Assieni, nel territorio di Custonaci, non può fare a meno di notarla.

Una grande cavità, quasi perfettamente rotonda, dalle pareti ripide e scoscese, che si apre improvvisamente nel paesaggio come una ferita nella roccia. Una sorta di enorme buca, profonda e misteriosa, che da sempre viene chiamata Fossa Bufara.

A prima vista, l’impressione è quella di trovarsi davanti a un cratere. Qualcosa di enorme sembra essere precipitato dal cielo, provocando un affossamento improvviso del terreno. Non stupisce, quindi, che nel tempo si sia diffusa una teoria affascinante: la Fossa Bufara sarebbe stata creata dalla caduta di un meteorite. Ma è davvero così?

La leggenda e la spiegazione scientifica

Studi geologici accurati condotti sul sito portano in tutt’altra direzione. La suggestiva ipotesi del meteorite, per quanto affascinante, non trova alcun riscontro scientifico. La Fossa Bufara è in realtà una dolina carsica, ovvero una cavità naturale formata dal crollo del soffitto di un’enorme grotta sotterranea. Un fenomeno tipico dei territori calcarei, come questa parte della Sicilia.

Il processo è lento, silenzioso e avviene nel corso di milioni di anni: l’acqua piovana, leggermente acida, filtra nelle fratture della roccia calcarea, sciogliendola progressivamente. Così si formano cavità sempre più grandi nel sottosuolo, fino a quando il tetto della grotta non è più in grado di sostenere il peso sovrastante e collassa, creando una dolina come quella che oggi osserviamo.

Perché sembra davvero un cratere

La forma quasi circolare della Fossa Bufara, unita alle pareti ripide e all’aspetto spoglio delle superfici rocciose, ha contribuito nel tempo ad alimentare l’idea di un cratere da impatto.

In realtà, le doline carsiche possono assumere forme molto simili a quelle generate da eventi catastrofici, pur avendo un’origine completamente diversa e molto più graduale. È proprio questa somiglianza a rendere la Bufara così enigmatica agli occhi di chi la osserva per la prima volta.

Le prove nascoste nella roccia

A confermare l’origine naturale della Fossa Bufara sono i ritrovamenti all’interno della cavità: frammenti di calcare, rocce tondeggianti e, soprattutto, fossili di spugne e piccoli organismi marini. La presenza di fossili ben conservati e di rocce tipiche di ambienti marini esclude eventi violenti e improvvisi, come l’impatto di un meteorite, e indica invece un processo lento e naturale.

I fossili rinvenuti all’interno della fossa appartengono a organismi marini che popolavano questi luoghi quando gran parte della Sicilia era sommersa dal mare, in un’epoca remotissima della storia della Terra, oltre 200 milioni di anni fa. La Fossa Bufara, dunque, non racconta una storia venuta dallo spazio, ma conserva la memoria di un antico fondale marino che, una volta emerso, è stato modellato dall’acqua, dal tempo e dai movimenti della crosta terrestre.

Una storia più antica di qualsiasi leggenda

Si può affermare con certezza che il cosiddetto “cratere di Custonaci” non ha nulla a che fare con la caduta di un meteorite. È invece una straordinaria testimonianza della storia geologica di questo territorio, una traccia visibile di quando la Sicilia era mare, molto prima delle montagne, dei paesi e delle strade che oggi l’attraversano.

Forse non è un mistero venuto dal cielo. Ma è qualcosa di ancora più affascinante: la prova silenziosa di un passato profondo milioni di anni, inciso nella pietra.

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