Una vacanza alla scoperta dell’anima più autentica della Sicilia non può non contemplare una tappa a Tindari, meravigliosa cittadina nel golfo di Patti, in provincia di Messina. È un luogo affascinante in cui natura, arte, cultura, fede e mito si fondono inscindibilmente. Il simbolo di questa fusione è il Santuario della Madonna Nera, avvolto da due antiche leggende.
Il Santuario della Madonna Nera sul promontorio di Tindari
A Tindari la dominazione romana ha lasciato numerose testimonianze architettoniche, oggi concentrate nel cuore dell’area archeologica. Sono visibili il Teatro, la Basilica, le Terme e alcune abitazioni patrizie con mosaici ben conservati.
Accanto all’area archeologica, in corrispondenza dell’antica acropoli, sul versante orientale del promontorio a strapiombo sul mare, si erge il Santuario della Madonna Nera, oggi principale sito d’interesse del luogo. Qui sorgeva in origine una piccola chiesa, costruita sui resti della città abbandonata. Con il passare dei secoli la chiesetta non bastò più ad accogliere i pellegrini e fu ampliata più volte. Sul portale d’ingresso è scolpito l’anno 1598, forse quello in cui i lavori si conclusero.
Con il passare degli anni l’afflusso dei pellegrini crebbe al punto che, nel 1953, il Santuario non bastava più a contenerli. Si decise allora di ampliarlo: furono demoliti alcuni locali e si scavò la roccia del promontorio per ricavare nuovo spazio, ma l’antica chiesetta originaria rimase intatta. Oggi l’edificio è una basilica minore.

La Madonna Nera di Tindari: una statua bizantina venuta da lontano
Al suo interno, sotto la cupola, si trova la statua bizantina in legno di cedro del Libano raffigurante la Madonna con Bambino. Sull’origine del culto non esistono notizie storiche certe, ma la tradizione la collega all’iconoclastia, la lotta contro la venerazione delle immagini sacre promossa dagli imperatori bizantini a partire dall’VIII secolo. Fu l’imperatore Leone III Isaurico a ordinare la distruzione delle immagini sacre in tutto l’impero, persecuzione che proseguì con alterne fasi fino all’843. Proprio per sottrarla a quella furia, secondo la tradizione, la statua sarebbe partita dall’Oriente tra la fine dell’VIII secolo e i primi decenni del IX.
La tradizione appare credibile perché Tindari restò sotto il dominio bizantino per circa tre secoli, dal 535 all’836, proprio in un’epoca compatibile con l’arrivo di immagini sacre dall’Oriente. Nell’836 gli Arabi distrussero la città, ma il santuario dedicato alla Madonna Nera resistette e nei secoli si ingrandì, fino a diventare la meta di pellegrinaggio che conosciamo. Ancora oggi la devozione è viva e ogni anno, il 7 e 8 settembre, i fedeli la celebrano con la festa della Madonna Nera.
La leggenda della Madonna Nera di Tindari
Secondo una leggenda la statua della Vergine giunse nel golfo di Tindari nascosta nella stiva di una nave. La nave, colta da un’improvvisa tempesta, cercò riparo nel golfo. Terminata la tempesta la nave non riuscì più a ripartire, come se fosse trattenuta da una forza soprannaturale. E non accennò a muoversi se non quando i marinai, increduli, consegnarono la cassa contenente l’effige della Vergine agli abitanti del luogo.
Un segno divino che manifestò a tutti la volontà della stessa Madonna di voler dimorare in quel luogo. Da allora la statua della Vergine Nera dimora all’interno del Santuario, in cima al promontorio. Il promontorio sovrasta il golfo di Tindari e domina la Riserva Naturale Orientata dei Laghetti di Marinello.

I Laghetti di Marinello e il miracolo della bambina
Un’altra leggenda lega anche la nascita di questi laghetti al culto della Madonna Nera e alla storia di una bambina caduta dalle braccia della madre.
La donna giunse fino in cima al Santuario per venerare la Vergine. Alla vista dell’icona sacra restò delusa del colorito scuro ed esclamò: “Sono venuta da lontano per vedere una più brutta di me!” Mentre pronunciava quelle parole, la bimba che portava in braccio le cadde di mano e iniziò a precipitare dall’alto del monte. D’un tratto le acque tempestose che lambivano la rocca sulla quale svetta il Santuario si ritirarono. Formarono così una culla soffice di sabbia, che protesse la piccola da ogni pericolo. A testimonianza del miracolo, la spiaggia di Tindari si presenta oggi a forma di donna. Sono le braccia della Vergine che accolgono la bimba precipitata.
