Archeologia

Tracce risalenti a 11.000 anni fa nelle grotte di Custonaci: un paradiso per studiosi e appassionati

di Sergio Pace

Il territorio di Custonaci (come tutta la costa trapanese) rappresenta un vero paradiso per studiosi e appassionati di preistoria. Durante l’ultima fase del Paleolitico (Epigravettiano finale), la Sicilia è stata abitata stabilmente, come evidenziato dalle tracce d’insediamento umano. Parliamo di un periodo che va dagli 11 mila ai 9 mila anni fa. Per tutto il Paleolitico Superiore, comunque, la Sicilia è stata interessata da una nuova migrazione di gruppi umani e di fauna selvatica. L’area della Sicilia nord-occidentale (quindi la costa trapanese) ha catturato l’attenzione e la curiosità di ricercatori e studiosi, in particolare dalla seconda metà dell’Ottocento in poi. Molte delle grotte e dei ripari, che insistono nel nostro territorio, sono state perlustrate e studiate dal marchese Guido Dalla Rosa verso la fine del XIX secolo.

Grotta Mangiapane – Foto di CustonaciWeb

Nel 1870 il marchese operò una pressoché completa ricognizione dei più importanti siti preistorici della zona. In diverse grotte sono stati rinvenuti interessanti elementi riferibili al Paleolitico Superiore (come a Favignana, a Levanzo – nelle grotte di Cala del Genovese e Grotta dei Porci- nella grotta Emiliana e nel riparo di Polifemo lungo le pendici settentrionali di Erice, nella grotta Mangiapane e in quella degli Scurati presso Custonaci, nella Grotta dei Cavalli e nella Grotta dell’Uzzo). In alcuni ripari, come quello di Grotta Rumena presso Custonaci, sono stati scoperti numerosi segni di incisioni lineari, il cui significato non è del tutto comprensibile. Tali incisioni, come suggerisce il Leroi-Gourhan, potrebbero rappresentare un’espressione simbolica della dualità maschile e femminile.

Nel corso degli anni ’20 del secolo scorso, Raymond Vaufrey rinvenne presso la Grotta Mangiapane frammenti ceramici riferibili alla cultura di Thapsos (conservati presso il Museo Pepoli). La Grotta Mangiapane si trova alle falde di Monte Cofano, in uno strato di roccia di calcarenite appartenente al Paleolitico Superiore. Data l’ampiezza e l’elevazione, si è reso possibile la costruzione, sotto la volta, di piccoli ambienti in muratura come rifugio di uomini e di animali. Poco più in là vi sono due grotte spaziose. Una di queste, Grotta Scurati, è stata scoperta dal Dalla Rosa nel 1870. Qui vi trovò una quantità innumerevole di manufatti litici: schegge, conchiglie, resti ossei di animali (Cervus Elaphus). Sul suolo vennero trovati sparsi schegge, ossa e conchiglia in quantità. Le diverse ossa ritrovate erano di tinta nerastra e carbonizzate. E ancora, armi in pietra come punteruoli, frecce, raschiatoi, schegge e matrici. Il ritrovamento di questa copiosa industria litica potrebbe far pensare ad una fabbrica di armi e di utensili di pietra proprio in quella zona. Numerose le conchiglie rinvenute, fra le quali alcune della specie patella barbara.

Nel fondo della grotta il Dalla Rosa riscontrò la presenza di argilla rossa. La Grotta Scurati, come riteneva il marchese, doveva essere stata abitata per moltissimo tempo. Sul lato nord di Monte Cofano, a 55 metri s.l.m.,si trova la Grotta del Crocifisso, all’interno della quale è stata rinvenuta una testa di cervo. Dietro la Grotta Mangiapane, si affaccia Grotta Buffa, ad un’altitudine di circa 60 metri s.l.m. Si presenta con una sala di forma ogivale, larga 4 metri e profonda 24 metri. All’interno sono stati rinvenuti numerosi manufatti litici, tra i quali 500 utensili ed armi in pietra. Moltissimi anche i resti ossei di animali. Spostandoci a ridosso delle abitazioni di Scurati troviamo Grotta Miceli. Ci accoglie con una sala rotonda a forma di forno, larga 5 metri e profonda 12 metri. Nelle pareti interne sono state rinvenute incisioni risalenti a più di 20.000 anni fa. Costeggiando, invece, le Rocche di Rumena troviamo Grotta Rumena. Abitata sin dal Paleolitico, per la sua ampiezza venne usata come fortificazione durante le invasioni saracene. Il suo spazio interno è stato modificato nel corso del tempo.

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