Arancina o arancino? L’eterno derby tra Palermo e Catania
Ogni volta che se ne parla si riaccende l’eterna discussione, con tifo quasi calcistico, tra Palermo e Catania, tra chi sostiene che l’arancina sia “fimmina” e chi, invece, pensa sia “masculu”.
Non si discute solo di grammatica. Dietro una “a” o una “o” finale ci sono due città, due forme e due modi di preparare lo stesso riso ripieno e fritto. A chi arriva in Sicilia basta poco per accorgersene: in una rosticceria di Palermo, chi chiede un arancino al maschile fa capire subito di non essere del posto, addirittura di non essere siciliano, e a Catania succede lo stesso al contrario.
Arancina o arancino, da dove viene il nome
Note le loro origini arabe. Sembra che gli arabi mangiassero il riso appallottolato con le mani e condito con erbe e carne. Erano soliti dare nome di frutto a ciò che mangiavano perciò nacque questo riferimento all’agrume, arancia, così diffuso in Sicilia. Ben presto fu il cibo preferito alla corte di Federico II di Svevia che viveva a Palermo. Si pensò allora di panarlo e friggerlo per renderlo compatto e croccante. Questo sarebbe 1 a 0 per Palermo! Alcuni linguisti ritengono che il nome “arancinu”, nella versione dialettale, derivi dal colore, altri dal diminutivo di “aranciu” come si suole chiamare il frutto in dialetto. Quindi la forma maschile, è contrassegnata come dialettale e di grande valore; ciò sarebbe appannaggio dei catanesi. 0 a 1 per Catania.
Cosa dice l’Accademia della Crusca
La questione è stata affidata persino all’Accademia della Crusca che ha così decretato: “Il giusto non sarebbe né nel genere femminile né in quello maschile. Entrambe le forme sono state consacrate come corrette visto l’uso diatopico del termine, ciò dovuto alla variabile legata all’area di provenienza geografica”. L’accademia della Crusca ha messo quindi pace tra i contendenti, attribuendo dignità e valore a tutte e due le definizioni. Come dire “pareggio a tavolino”.
E quando sembrava che si fosse giunti a una tregua decretata da Linguisti e Crusca e si fosse giunti al punto che “arancinu” fosse la forma dialettale e “arancina” la forma in italiano, con pari dignità, arriva il grande Andrea Camilleri a rimettere di nuovo tutto in discussione con uno dei suoi famosi episodi del Commissario Montalbano. Come dire, punto e a capo! Il titolo era “Gli arancini di Montalbano”, uscito nel 1999, e da allora in mezza Italia si dice arancini senza pensarci, anche se Vigàta sta sulla costa agrigentina e non a Catania.
Tonda o a punta, carne o burro: le differenze tra Palermo e Catania
Quindi continuiamo nel nostro eterno dibattito che danni non apporta a questo delizioso e tanto noto cibo da strada: a Palermo e nell’ovest della Sicilia allora l’arancina resta femmina. A Catania e nell’est della regione maschio. Che la si chiami arancina o arancino poco importa. Quanto alla forma, a Catania resteranno a punta, a Palermo rotonde. Altro dibattito se cucinarle alla carne o al burro o nelle varianti più moderne, con prosciutto e formaggio.
A Palermo le due arancine di sempre si chiamano col ripieno: “accarne”, con ragù e piselli, e “abburro”, con prosciutto cotto, mozzarella e besciamella. A Catania l’arancino a punta, che secondo molti ricorda la forma dell’Etna, si trova al ragù ma anche alla Norma, con melanzane e ricotta salata, o al pistacchio di Bronte. Da noi, nel Trapanese, si dice arancina, come a Palermo, e la forma resta tonda. Chi vuole provarla in casa trova la nostra ricetta dell’arancina alla carne e al burro.
Fatto sta che non c’è siciliano che, davanti a una vetrina di rosticceria, non si lasci convincere da un’arancina o da un arancino che, fuori dal campanile, mettono tutti d’accordo sulla loro bontà! Perché qualunque sia il genere di questo street food invidiato e amato da tutti, siamo ben felici di combattere la battaglia tra maschile e femminile a tavola a suon di morsi. Ciò che deve prevalere e che conta è la bontà del cibo e la consapevolezza che, a tavola come nella vita, la diversità arricchisce ed è sempre un valore aggiunto.
