Arte

Al Pepoli di Trapani, il bozzetto del monumento a Re Carlo II, distrutto dai rivoluzionari siciliani

La sala 10 del Museo Regionale “Agostino Pepoli” è dedicata a Giacomo Serpotta e ai dipinti del XVIII secolo. E’ dello scultore palermitano, in particolare, il bozzetto bronzeo realizzato per il monumento equestre di Carlo II, fatto erigere nella piazza del Duomo di Messina per celebrare il ristabilimento del dominio spagnolo dopo la repressione delle sommosse popolari del 1674.

La scultura originale fu voluta da Francisco IV de Benavides y Dávila, vicerè di Sicilia dal 1678 al 1687, e doveva rappresentare il sovrano a cavallo nel momento in cui doveva calpestare un’idra. Qui è chiaro il richiamo simbolico alla rivolta, poi sedata, della città di Messina. L’opera venne poi fusa a Palermo da Andrea Romano e completata nel 1684. Venne distrutta durante i moti borbonici del 1848 perché considerata simbolo di un potere dispotico.

Il bozzetto, esposto al museo e già appartenuto alle collezioni della famiglia Pepoli, rappresenta l’unica opera conosciuta in bronzo del Serpotta. Nella sua carriera si distinse per l’elevata qualità dimostrata nella decorazione plastica dei suoi famosi oratori e si specializzò nella lavorazione dello stucco. Il rilievo del bozzetto equestre è stato realizzato con precisi passaggi pittorico-luministici e chiaroscurali, come si può evidenziare nella criniera e nel drappo ornato posto sulla groppa del cavallo.

Giacomo Serpotta, Monumento equestre di Carlo II (bozzetto). Museo Pepoli di Trapani – Fonte regionesiciliana.it

Particolare ed interessante è l’apparato decorativo della gualdrappa, con un complesso intreccio di foglie d’acanto e motivi floreali, che sembra riprodurre una tipica produzione tessile siciliana dell’epoca. La figura del sovrano è resa frontalmente secondo i canoni della scultura celebrativa, mentre emerge con insistenze il dato naturalistico, in particolare nella realizzazione del cavallo: le narici dilatate, la criniera mossa dal vento, il manto ricco di pieghe e l’espressione contratta per il dolore provocato dallo sforzo fisico.

Fonte bibliografica: D. Scandariato, Il bozzetto del Serpotta, in Il Museo Interdisciplinare, Regionale, Agostino Pepoli, Trapani 2013, p.39.

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