Leggende

A Trapani, oltre Torre Ligny, “u scogghiu du malu cunsigghiu” come una nave sospesa tra i due mari

E’ uno scoglio stretto e lungo, solitario, ultimo prolungamento di quella falce che è la città di Trapani. Si affaccia sulle acque come una freccia a segnare il punto d’incontro tra il Tirreno e il Mediterraneo. Lo si vede appena affiorare dall’acqua, tra la schiuma che creano le onde quando vi si frangono sopra, con una tale forza, da sconsigliarne l’avvicinamento, a meno che non si è nuotatori provetti.

Quando imperversa il vento di tramontana, che a Trapani soffia spesso, le onde, sbattendo sugli scogli, creano alti spruzzi, uno spettacolo da osservare dalla terraferma, al sicuro. E’ uno scoglio piuttosto insidioso anche per la navigazione! A guardarlo ricorda la sagoma di una nave.

Torre di Ligny e in fondo “U scogghiu du malu cunsigghiu”- Foto di CustonaciWeb

E la fantasia e le leggende, nel tempo, trovarono spazio in storie che si tramandano di generazione in generazione. La più diffusa è quella che vede protagonisti gli organizzatori dei “Vespri Siciliani”, la rivolta del 1282 contro gli Angioini, dominatori dell’isola, mal sopportati dai Siciliani perché vessavano la popolazione con tasse, soprusi e violenze. 

Tra i protagonisti della rivolta dei “Vespri Siciliani”, si racconta, ci fosse il salernitano Giovanni da Procida. Questi, medico tra i consiglieri di Federico II di Svevia ed educatore del figlio Tancredi, al fianco di questi, aveva subito, nel 1266 a Benevento, una tale sconfitta per mano dei sostenitori di Carlo d’Angiò che, in seguito a tale disfatta, conquistarono anche il Regno di Sicilia. Nella battaglia di Benevento morì Manfredi stesso e Giovanni da Procida, costretto a fuggire, si adoperò, viaggiando in tutta Europa, affinché ritornassero gli svevi sul trono di Napoli e Sicilia e venissero cacciati gli angioini dall’Italia.

Si narra che Giovanni da Procida fosse arrivato a Trapani il 30 marzo del 1282 per organizzare la cacciata degli angioini e preparare la rivolta dei Vespri Siciliani, anche in questa città. L’incontro con gli altri sostenitori della rivolta, Palmerio Abate, Alaimo da Lentini e Gualtiero da Caltagirone, doveva rimanere segreto e per non essere visti e fermati dalle guardie nemiche, organizzarono un “meeting” su quello scoglio, ultima propaggine della città, oltre la Torre di Ligny, raggiungendolo a nuoto ognuno per conto proprio, partendo da punti diversi della terraferma per non destare sospetti. Qui organizzarono la rivolta che prese il via, a Palermo, il 1° Aprile del 1282, prendendo a pretesto un episodio accaduto la sera prima.

Lo scoglio dove, secondo la leggenda, fu organizzata la rivolta dei Vespri siciliani. Foto di CustonaciWeb

Si narra infatti che, il 31 marzo, sul sagrato della Chiesa dello Spirito Santo, a Palermo, in attesa della funzione del Vespro, (ora in cui tramonta il sole), un soldato francese molestasse una nobildonna siciliana, con il pretesto di doverla perquisire. La donna era accompagnata dal marito e questi, per difendere l’oltraggio subito dalla sua giovane sposa, sfilò la spada del soldato e lo uccise. Da quell’episodio scaturì una vera e propria guerra contro i francesi, una rivolta che partì da Palermo e si diffuse ben presto in tutta l’isola culminando nella cacciata dei francesi. Fu una rivolta che fece 2000 vittime.

Tornando alla riunione sullo scoglio, naturalmente chi era dalla parte degli angioini, non approvò la rivolta e soprannominò quell’ultimo lembo di terra della città di Trapani, scoglio del “Malconsiglio”.

Altre leggende aleggiano sullo Scoglio del Malconsiglio, una con fonti epiche, addirittura con riferimenti all’odissea vissuta da Ulisse. In questa versione, di cui sarebbe autrice Nausica, una giovane donna siciliana, si identifica quello scoglio con la nave dei Feaci, affondata e trasformata, appunto, in scoglio al ritorno da Itaca, come è raccontato nel poema attribuito ad Omero, identificando quindi Itaca con Trapani (secondo ricerche dello scrittore Samuel Butler).

L’altra leggenda racconta come, grazie alle preghiere dei trapanesi rivolte alla Madonna di Trapani, una nave pirata, che minacciava di attaccare la città, sia stata trasformata in roccia e sia rimasta fossilizzata lì, al largo della Torre di Ligny, salvando così la città e i trapanesi dall’incursione e dalle razzie.


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