Dialetto Siciliano

“U curnutu o so paisi e u fissa unni va va”. Cicì e Cocò: la storia che tutti sapevano e nessuno raccontava…

I proverbi siciliani nascono dall’esperienza quotidiana e raccontano, con poche parole e molta ironia, i pregi e le debolezze delle persone. Dietro ogni espressione si nasconde un frammento di vita, una situazione già vista o un personaggio che sembra appartenere a qualsiasi paese dell’Isola.

“U curnutu o so paisi e u fissa unni va va” è uno di quei proverbi capaci di strappare un sorriso e, allo stesso tempo, lasciare una piccola riflessione. Il suo significato prende forma nel racconto di Cicì e Cocò, due cumpareddi inseparabili, accompagnati ovunque dagli sguardi e dalle battute dei compaesani.

Per loro, cambiare paese sembra l’occasione giusta per lasciarsi tutto alle spalle. Tuttavia, non sempre basta andare lontano per cambiare il modo in cui gli altri ci vedono. E, soprattutto, per cambiare ciò che siamo.

Ho lasciato il racconto esattamente come lo hai fornito, compresi lessico e punteggiatura. Ho aggiunto soltanto cinque sottotitoli nei passaggi naturali della narrazione.

Cicì e Cocò, due cumpareddi inseparabili

Cicì e Cocò,. Così li chiamavano in paese. Erano due cumpareddi che giravano sempre insieme sotto lo sguardo schernitore dei loro compaesani. Al loro passaggio venivano additati e presi in giro. Si parlottava di loro dandosi gomitate e sghignazzando a voce alta – “Guardali sempre insieme; sono proprio come “A corda e u sicchiu”. E loro, impassibili, si facevano scivolare tutto addosso. Ma non era stato sempre così…

Vanni, il dongiovanni del paese

Giovanni, detto Vanni, in passato era stato un gran bel dongiovanni, di nome e di fatto. Sempre allicchettato di prima mattina, faceva il cascamorto con signore e signorine. Galante, fascinoso non c’era donna che gli resistesse.

Ma come si dice “chi la fa l’aspetti”. E quando, finalmente, finì di saltare di fiore in fiore e si posò sulla rosa più bella del paese non riuscì per molto tempo a tenere a bada il suo istinto di conquistador …. E beh, il vizietto ogni tanto tornava. Perché il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Ma non passò molto tempo che, come dice il proverbio “Chi di corna ferisce, di corna perisce”, si ritrovò, un bel giorno, adornato di un palco maestoso, così folto e così ricco di ramificazioni, che nessun cervo aveva mai osato mostrare.

L’incontro con Lorenzo

Immediatamente destituito dal trono di seduttore primario, cadde in disgrazia e, deriso ed etichettato, fu allontanato da tutti. Non gli rimase altra compagnia che Lorenzo, quel pover’uomo che la natura non aveva fornito di grandi doti e che se la faceva “gnuni gnuni” perché nessuno gli offriva un minimo di attenzione.

I due diventarono inseparabili proprio come “a corda e u sicchiu”. Giravano per il paese e, dietro di loro, una scia di sorrisi, gomitate e pernacchie erano più rumorose di una coda alle processioni.

Li chiamavano “Lorenzu pisa e Vanni abbannia”, ricavando questa immagine dai venditori ambulanti che percorrevano le strade del paese vendendo la loro merce. Questo voleva dire che uno equivaleva all’altro, anzi erano complementari nel loro fare giornaliero!

Una nuova vita lontano dal paese

Stanchi di questa vita che non li soddisfaceva più, un giorno decisero di comune accordo, l’idea fu più di Vanni che di Lorenzo, di lasciare il paese e di trasferirsi in una città dove nessuno li conosceva.  

Qui il mondo apparve loro luminoso, ricco di occasioni ed opportunità. Trovarono un lavoro umile nella ristorazione e si inserirono ben presto in gruppetti al bar, fecero conoscenze nei mercatini, frequentarono strutture sportive. Insomma veleggiavano verso una vita pressoché normale. Lavoro, serate, amici.

Finché un giorno Vanni sfoderò le sue vecchie abitudini. Aria da conquistatore e, da Vanni pisa, a Dongiovanni il passo fu breve. Riprese a volare di fiore in fiore e a seminare vittime amorose, ad affascinare le più belle donne del paese perché lui aveva un’arma seducente che non era seconda a nessuno.

E fu subito stimato e considerato quasi un vincente da quei cittadini che non conoscevano il suo trascorso di “cervo a primavera”. Il povero Lorenzo, Lorenzo era e Lorenzo rimase.

Un destino difficile da cambiare

Al suo paese era deriso o lasciato ai margini e anche qui il suo destino si ripeté. Oggi si direbbe che aveva problemi cognitivi. Allora si diceva più semplicemente che era “U scemu du villaggiu”.

In questa nuova realtà non poteva certo reinventarsi e mettere in mostra qualità che non possedeva! Pertanto anche qui rimase ai margini perché subito fu additato e deriso, magari bonariamente, perché riconosciuto per quello che era, “u fissa”.

Del resto come si dice in Sicilia: “U curnutu o so paisi e u fissa unni va va!!!

La morale racchiusa nel proverbio

Vanni e Lorenzo avevano lasciato il paese convinti che bastasse cambiare strade, volti e abitudini per cominciare una vita nuova. Per qualche tempo fu davvero così. Poi il carattere di entrambi tornò a farsi riconoscere, più forte delle distanze e dei buoni propositi. Perché si può sfuggire alle voci di paese, ma non sempre si riesce a seminare ciò che ci portiamo dentro.

La saggezza popolare siciliana

Un proverbio tira l’altro e ognuno porta con sé una storia, un personaggio o una piccola lezione di vita. Se questa storia vi è piaciuta, tra i nostri articoli potete leggere i proverbi siciliani sull’acqua, conoscere il vero significato di “U sceccu unni cari si susi” e lasciarvi conquistare dal racconto legato al celebre proverbio “Dissi u surci a la nuci: dammi tempu ca ti perciu”. Parole e storie antiche che continuano a raccontare la Sicilia con ironia e schiettezza.

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