Leggende

La devozione dei trapanesi per la “Bedda Matri di Trapani” e le leggende dedicate alla Madonna

Secondo una leggenda, che ha molte similitudini con tante altre leggende dedicate alla Madonna, una nave pisana, colta dalla tempesta e quindi in difficoltà, approdò al porto di Trapani, intorno al 1291, per ripararsi e sistemare i danni subiti, ma non riusciva mai a partire. Infatti a ogni tentativo di salpare si scatenava la tempesta, così si giunse alla determinazione di consegnare, alla città di Trapani, il simulacro di un’importante statua dedicata alla Madonna che trasportava con sé con la raccomandazione di spedirla non appena si fossero “calmate le acque”. Intanto la Madonna venne custodita nella chiesa di S. Maria del Parto, dove per anni erano stati accolti i Carmelitani, prima di trasferirsi all’Annunziata.

Madonna di Trapani – Foto di Massimo Vittorio

Giunto il momento di spedire la statua a Pisa, secondo la leggenda, quando il simulacro fu posto sul carro trainato da buoi, invece che dirigersi verso il molo per imbarcarlo, questi si volsero verso la campagna e si fermarono là dove c’era la chiesetta dell’Annunziata. I Carmelitani uscirono festosi in processione ad accogliere la Madonna con gioia grandissima e si stabilì che l’Immagine restasse a Trapani e in quella chiesa, servita e venerata dai frati del Carmelo.

Illustrazione di Alberto Malerba

Fin qui la storia s’ intreccia con le altre tante leggende di questi arrivi e carri di buoi che non ubbidiscono e si fermano dove la fede e la devozione umana attribuisce la volontà divina; leggende che attraversano tutta l’isola, e non solo la nostra e che, nelle ricorrenze mariane, si perpetuano con riti e festeggiamenti che animano paesi e richiamano turisti, devoti e fedeli. Particolare è la devozione che i trapanesi rivolgono alla loro Madonna. Alcuni riti del passato rimangono, altri si sono persi nel tempo. La Festa della Madonna di Trapani, co-patrona della città con Sant’Alberto, si celebra il 16 Agosto. I festeggiamenti, in tempi pre-covid, particolarmente sentiti dai trapanesi, culminano la notte del 16 agosto con i tradizionali fuochi d’artificio.

Oltre alla più accreditata leggenda della nave pisana e dei buoi, affiora un’altra leggenda, quasi più plausibile, anche se meno mistica, che testimonia la grande devozione dei trapanesi verso la loro Madre. Questa leggenda, riportata da Bruno Pastena, studioso della viticoltura siciliana, racconta di alcuni pescatori trapanesi che trovarono una cassa in mare e, una volta portata a terra, la posero su un terreno brullo, dove c’era stato un vigneto, ormai abbandonato e improduttivo.

Quando aprirono la cassa si accorsero che c’era dentro la Madonna con il Bambino. Il primo a toccarla fu uno storpio che guarì. Successivamente accaddero altri fatti miracolosi per le preghiere dei tanti fedeli che imploravano la Madonna affinché concedesse salute e prosperità! La cassa rimase là dove l’avevano posata, per tanto tempo.

I contadini, piegati dalla siccità, pregarono la Madonna perché facesse piovere, implorando perché venisse giù una “cataratta d’acqua” di cui il terreno aveva bisogno. Non piovve. Ma quando tentarono di portare via la Madonna con il Bambino per metterla dentro una chiesa, si accorsero che quella vite su cui poggiava aveva cominciato a germogliare ed era diventata una bella pianta con grappoli d’uva di un dorato lucente come il sole!

Gridarono al miracolo e dalla gioia chiamarono quell’uva così bella, così buona, “cataratta” . Tutti i viticultori innestarono le loro piante con i tralci della vite della Madonna con il Bambino. Tutte le viti diventarono belle e cariche di grappoli pesanti e i trapanesi ripresero a sorridere e ci si accorse che anche la Madonna e il Bambino sorridevano, di quel bel sorriso che fa bene al cuore.

Maria SS. di Trapani – Foto di Giulio Settimo Franchina

E sorridevano i viticoltori e sorridevano le Cantine e sorride tutta la produzione che utilizza il Cataratto, assieme all’Inzolia e al Grillo per produrre quel nettare degli dei che si chiama Marsala. Anche questo si può considerare un miracolo!

Ricordiamo la devozione dei trapanesi nell’espressione “Bedda Matri di Trapani” o semplicemente “Bedda Matri” o ancora “Matri mia” che, insieme a “Senzamai Diu”, “Speramu a Diu”, “U signuri runa i viscotta a cu un’avi anghi”, o ancora “U signuri si gnira”, raccontano di un misticismo ancestrale e di un affidamento totale al soccorso divino.

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