Come Eravamo

10 cose che si trovavano nella putìa siciliana di una volta e che i ragazzi di oggi non vedranno mai

Un tempo, nei paesi siciliani, bastava entrare in una putìa per trovare un po’ di tutto: pane, olive, mortadella, caramelle per i bambini e anche qualche parola con il negoziante. La putìa non era soltanto un negozio, ma un piccolo mondo fatto di profumi, abitudini e rapporti di fiducia tra le persone. Oggi entriamo nei supermercati o nei centri commerciali, prendiamo un carrello e percorriamo corsie piene di prodotti. Nelle putìe di una volta, invece, l’esperienza era completamente diversa. C’erano oggetti, sapori e piccoli gesti quotidiani che facevano parte della vita di paese e che oggi difficilmente si incontrano più. Ecco 10 cose che si trovavano nella putìa siciliana di una volta e che i ragazzi di oggi non vedranno mai nei supermercati e nei centri commerciali.

1. La mortadella dal profumo irresistibile

Nelle vecchie putìe la mortadella arrivava intera e il putiaro la affettava al momento. Bastava che l’affettatrice iniziasse a girare e subito si sprigionava un profumo intenso che riempiva tutta la bottega. Molti ricordano che quell’odore si sentiva perfino dalla strada e invitava ad entrare. Con poche lire si usciva spesso con un panino caldo con la mortadella, una merenda semplice ma indimenticabile. Oggi la mortadella arriva ancora intera anche nelle salumerie dei supermercati, ma tanti dicono che quel profumo di una volta non è più lo stesso. Forse era l’atmosfera della putìa, forse il ricordo di un tempo diverso.

2. La gazzosa nelle bottiglie di vetro

Nelle putìe si trovava spesso la gazzosa nelle bottiglie di vetro. Erano bottiglie pesanti con il tappo a corona e si vendevano a vuoto a rendere: quando si finiva la bevanda, la bottiglia si riportava al negoziante. Il tappo che saltava e quel gusto frizzante e leggermente dolce sono rimasti nei ricordi di molti. Era una bevanda semplice, ma nelle giornate calde sembrava la cosa più buona del mondo.

3. La Cremalba

Tra i ricordi più dolci delle vecchie putìe c’è anche la Cremalba, una crema spalmabile che per molti bambini era una vera tentazione. L’antenato di questa crema era un piccolo panetto dolce chiamato Giandujot, avvolto nella carta stagnola. Si tagliava a fette ed era preparato con nocciole, zucchero, una piccola quantità di cacao e oli vegetali. Per tanti bambini era una merenda semplice ma amatissima. Negli anni ’60 questo panetto subì una trasformazione: diventò una crema spalmabile venduta in barattoli da circa mezzo chilo. Secondo una storia molto raccontata, questa trasformazione sarebbe avvenuta quasi per caso quando, durante una calda estate del 1949, il panetto si sciolse e qualcuno ebbe l’idea di spalmarlo sul pane. Così nacque una crema dolce che per molti anni si trovò anche nelle putìe dei paesi siciliani e che ancora oggi fa tornare alla mente le merende di una volta.

4. Le sarde sotto sale nella latta

Tra gli odori più caratteristici delle vecchie putìe c’era quello delle sarde sotto sale. Non erano confezionate come oggi, ma arrivavano in grandi latte di ferro, spesso poggiate direttamente sul bancone. Il putiaro apriva la latta e, con una paletta o con le mani, prendeva le sarde immerse nel sale e le avvolgeva nella carta oleata o nella carta da pacchi. Erano un ingrediente semplice ma prezioso della cucina siciliana di una volta. Bastava poco per dare sapore a tanti piatti di casa e quel profumo di mare e di sale è rimasto nel ricordo di chi frequentava le putìe del paese.

5. Il petrolio per il lume

Nelle putìe di una volta si vendeva anche il petrolio per il lume, usato per alimentare le lampade quando l’elettricità non era ancora diffusa ovunque o quando mancava la corrente. Il petrolio veniva spesso venduto sfuso: il negoziante lo versava con un imbuto in una bottiglia portata da casa o in un piccolo contenitore. Era un prodotto indispensabile per illuminare le case nelle sere d’inverno. Oggi è difficile immaginare una cosa del genere nei supermercati, ma un tempo il petrolio per il lume faceva parte della vita quotidiana nei paesi siciliani.

6. Le olive nei grandi barattoli

Nelle vecchie putìe le olive non erano confezionate come nei supermercati di oggi. Stavano dentro grandi barattoli di vetro o secchi di latta, immerse nella salamoia e sempre pronte per essere vendute. Quando qualcuno le chiedeva, il putiaro prendeva un mestolo o un cucchiaio grande, ne tirava fuori una manciata e le metteva nella carta oleata o in un piccolo sacchetto. Erano olive semplici, saporite, che spesso finivano subito sulla tavola o dentro un panino. Anche questo era uno dei piccoli gesti quotidiani che facevano parte della vita nelle putìe di una volta.

7. L’estratto di pomodoro avvolto nella carta oleata

Nelle putìe di una volta si poteva comprare anche l’estratto di pomodoro, quello scuro e denso preparato con i pomodori fatti asciugare al sole. Non era confezionato come oggi. Il putiaro ne prendeva un pezzo dalla massa compatta e lo avvolgeva nella carta oleata, formando un piccolo pacchetto. Bastava una piccola quantità per dare sapore ai sughi e a tanti piatti della cucina siciliana. Era uno di quei prodotti semplici e genuini che si compravano direttamente al banco della putìa.

8. La carta da pacchi o di giornale

Nelle putìe di una volta i prodotti non venivano messi nei sacchetti di plastica come accade oggi. Il putiaro prendeva un foglio di carta da pacchi oppure un pezzo di carta di giornale e con pochi gesti avvolgeva quello che si era comprato: olive, sarde sotto sale, formaggio, mortadella o anche qualche fetta di cioccolata. Era un gesto semplice e veloce. Con le mani esperte piegava la carta formando un piccolo pacco che poi veniva consegnato al cliente. I sacchetti di plastica non esistevano ancora e tutto veniva avvolto così, con quella carta che spesso si macchiava di olio o di sale e che faceva parte della quotidianità delle vecchie putìe di paese.

9. Il quaderno dove si segnava la “chirènza”

Su molti banconi delle putìe c’era un quaderno dove il negoziante segnava la chirènza, cioè quello che i clienti prendevano a credito. Capitava spesso di entrare per comprare pane, olive, mortadella o qualche caramella per i bambini e dire semplicemente: “Segnalo.” Il putiaro apriva il quaderno, scriveva il nome e l’importo, e il conto restava lì finché non si poteva pagare. Eppure, in molte putìe c’era anche un piccolo cartello con scritto: “Qui non si fa credito.” Ma era quasi una battuta, perché alla fine tutti compravano a credito e il quaderno continuava a riempirsi di nomi e conti segnati a matita. Era un sistema semplice, basato sulla fiducia tra le persone, che racconta molto della vita nei paesi siciliani di una volta.

10. Il calore umano

Sicuramente la cosa più importante che si trovava nelle putìe di una volta non era sugli scaffali. Era il calore umano. Si entrava per comprare un pezzo di pane, qualche oliva o un po’ di mortadella e spesso si finiva per restare qualche minuto in più, scambiando due parole con il putiaro o con chi era già lì. Si parlava del lavoro nei campi, del tempo che cambiava, delle notizie del paese o semplicemente della vita di ogni giorno. La putìa era un luogo dove tutti si conoscevano e dove il negoziante non era soltanto un commerciante, ma una persona di fiducia, qualcuno con cui si aveva confidenza e rispetto. Oggi nei supermercati troviamo corsie piene di prodotti e scaffali sempre riforniti, ma quel clima familiare, fatto di relazioni semplici e spontanee, è qualcosa che difficilmente si ritrova. Ed è proprio quel calore umano, che molti ricordano ancora, la cosa più preziosa delle vecchie putìe di paese

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button