Tradizioni

“Viva Palermo e Santa Rosalia”. Storia e curiosità sul “festino”, patrimonio immateriale d’Italia

Il Festino di Santa Rosalia (u fistinu, in siciliano) è una tra le feste religiose siciliane ad essere inserita, nel patrimonio immateriale d’Italia, dall’Istituto centrale per la demoetnoantropologia. A lei, acclamata Patrona della città di Palermo il 27 luglio del 1624, i palermitani si rivolgono con l’appellativo di “Santuzza”, grati  e devoti alla giovane vergine per aver salvato la città dalla peste che l’affliggeva.

Santa Rosalia – Foto di Gandolfo Cannatella – Stock.adobe.com

Santa Rosalia (1130-1156), appartenuta, secondo la tradizione, alla nobile famiglia dei Sinibaldi, visse alla corte di re Ruggero prima di ritirarsi, come Eremita, in una grotta sul monte Pellegrino dove morì nel 1624. Secondo la leggenda, la “Santuzza”, apparve in sogno ad un cacciatore e in quell’occasione gli mostrò il luogo dove avrebbe trovato i suoi resti. Questi, portati in solenne processione in città, fermarono la peste che stava imperversando nel capoluogo siciliano.

Il “Festino”, voluto per la prima volta dal cardinale Giannettino Doria nel 1625, celebra, appunto, la liberazione della città dall’epidemia. Una tradizione molto radicata nei palermitani che, nel corso dei secoli, si è rinnovata, pur mantenendo inalterato il suo fascino.

La notte tra il 14 e il 15 luglio migliaia di palermitani accompagnano il Carro della Santuzza, lungo le vie del centro storico. Un miscuglio di folklore, religione e tradizione che trova il suo culmine nei tradizionali giochi pirotecnici che illuminano, tingendolo di mille colori, il cielo del foro Italico.

Come in ogni festa siciliana che si rispetti, non possono mancare, durante la manifestazione, i piatti tipici dedicati all’evento: la pasta con le sarde, i babbaluci, lo sfincione, il polpo bollito, la calia e simenza, la pannocchia bollita e l’anguria.

La festa termina il 15 luglio con la solenne processione delle reliquie della Santa, conservate nella Cappella di Santa Rosalia all’interno della Cattedrale di Palermo, in un’urna in argento sbalzato e cesellato, opera di diversi artisti. I Palermitani si identificano nel culto della “Santuzza” e nella sua festa trovando in essa un’occasione identitaria e collettiva che trova la sua massima espressione nel grido di “Viva Palermo e Santa Rosalia“. 

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