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Anche il gelato è siciliano. Fu inventato nel 1686 da un cuoco di Aci Trezza

Il gelato, il dolce sicuramente più diffuso al mondo, ha illustri antenati persino nella Bibbia dove si cita un misto di latte e neve offerto ad Abramo dal figlio Isacco. E ancora i Romani erano estimatori di quella neve mista a miele e succhi di frutta. Poi arrivarono “i nivaroli” che, sulla cima dell’Etna, ma anche sui Peloritani e sui Nebrodi, raccoglievano la neve e la stipavano nelle niviere, grotte prima naturali e successivamente costruite appositamente per conservare la neve. Questa poi veniva trasportata verso le coste a portare refrigerio nella calura estiva. Fu così che, grazie anche alla tradizione araba di consumare neve con succhi di frutta o latte,  nacque, la granita prima e il sorbetto dopo, precursori del gelato.

Gelato e brioche – Foto di Giuseppe Lombardo – Shutterstock

Ben presto i sorbetti furono apprezzati in tutt’Italia, particolarmente alla corte rinascimentale di Firenze e la loro fama varcò le Alpi con Caterina dei Medici. Ma per arrivare al gelato vero e proprio passerà qualche secolo ancora. Fu Francesco Procopio dei Coltelli, cuoco siciliano e pescatore di Aci Trezza (CT) o, secondo alcuni, di Palermo, a inventare nel 1686  il gelato così come lo conosciamo oggi. Il pescatore siciliano aveva ereditato dal nonno un macchinario con cui faceva degli ottimi sorbetti.

Procopio se lo portò fino a Parigi, dove sperimentò che, con l’aggiunta del latte, cioccolato, caffè, ma soprattutto con i sapori inconfondibili dei prodotti siciliani, tra cui pistacchio, mandorle, arance e limoni e sostituendo il miele con lo zucchero, si otteneva un prodotto buonissimo. Questo nuovo dolce gelato ebbe un successo tale da spingerlo ad aprire quello che sarebbe diventato uno dei più noti locali di Parigi: il Cafè Procope.

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