Il melograno, il frutto degli dei che colora l’autunno siciliano. Mito, simbolismo e proprietà.
Con l’autunno arriva sui banchi del mercato uno dei frutti più antichi del Mediterraneo: il melograno. In Sicilia lo si trova spesso anche negli orti e nei giardini, dove cresce bene grazie al clima mite dell’isola. Sotto la buccia coriacea si nascondono centinaia di chicchi rosso rubino, dolci e succosi. Un frutto che porta con sé una storia lunga migliaia di anni, fatta di miti, simboli e proprietà straordinarie.
Il frutto di Persefone: mito e simbolo
Il melograno arriva nel Mediterraneo dall’Asia occidentale, diffuso già in epoca antica lungo le rotte commerciali fenicie: proprio ai Fenici si deve il nome latino “malum punicum”, la mela punica, da cui deriva l’attuale “melagrana”.
Nella mitologia greca il frutto è legato al mito di Persefone, figlia di Demetra e Zeus. Rapita da Ade, dio degli inferi, la giovane fu condotta con lui nel regno dei morti. Qui, pur non volendo toccare cibo, consapevole che chi lo avesse fatto sarebbe rimasto per sempre negli inferi, Persefone cedette. A un certo punto assaggiò sei chicchi di un melograno offertole dallo stesso Ade.
Da quel momento fu costretta a trascorrere ogni anno sei mesi negli inferi, uno per ogni chicco assaggiato. I restanti sei li trascorreva sulla terra insieme alla madre. Proprio da questo andirivieni nacque, secondo il mito, il susseguirsi delle stagioni: primavera ed estate quando Demetra, felice di riabbracciare la figlia, faceva fiorire la natura. Autunno e inverno quando, tornata sola, la lasciava spogliarsi. Da allora il melograno è diventato simbolo di fertilità, abbondanza e rinascita.
Dal simbolismo cristiano alla ceramica siciliana
Anche la tradizione ebraico-cristiana ha fatto propria questa simbologia. Il frutto compare più volte nell’Antico Testamento, accanto alla vite e all’ulivo. Nel cristianesimo è diventato simbolo dell’unità della Chiesa e della comunione dei santi, proprio per la presenza di moltissimi chicchi racchiusi in un solo frutto.
Il melograno rappresenta anche l’immortalità e la resurrezione. Non a caso, nel Rinascimento, artisti come Sandro Botticelli hanno spesso raffigurato il Bambino Gesù con in mano una melagrana, come nella celebre “Madonna della Melagrana”.
In Sicilia questo simbolismo si ritrova ancora oggi nell’artigianato. Nella ceramica di Caltagirone il melograno compare spesso come motivo decorativo, accanto ad altri simboli di prosperità legati alla terra e ai suoi frutti.

Il melograno, frutto autunnale ricco di antiossidanti
Il melograno è un frutto poco calorico, ricco di vitamina C, potassio e polifenoli, tra cui punicalagine e acido ellagico, sostanze dall’azione antiossidante tra le più elevate misurate in natura. Diversi studi hanno indagato i suoi possibili effetti su pressione sanguigna, infiammazione e stress ossidativo, con risultati incoraggianti ma ancora da confermare su larga scala.
I benefici documentati riguardano soprattutto il supporto al sistema cardiovascolare e l’azione antiossidante e antinfiammatoria, sempre all’interno di uno stile di vita sano ed equilibrato, non come sostituto di cure o controlli medici.
Come si usa in cucina
Il modo più semplice per gustare il melograno è a chicchi, magari aggiunti a un’insalata autunnale per dare freschezza e croccantezza, oppure a una macedonia. Il succo, ottenuto spremendo i chicchi, si presta bene sia da bere puro sia come base per marinate e salse agrodolci da abbinare a carni bianche o rosse.
In pasticceria il melograno decora torte e dessert al cucchiaio, regalando un tocco di colore oltre che di sapore. Un consiglio pratico per sgranarlo senza sporcare troppo: eliminare la calotta superiore, incidere leggermente la buccia in verticale seguendo le scanalature naturali del frutto, poi dividerlo a metà. Tenendo ogni metà con la parte tagliata rivolta verso il basso sopra una ciotola capiente, basta battere il dorso con un cucchiaio: i chicchi cadono via da soli, separandosi facilmente dalla parte bianca interna, che ha un sapore amaro e va scartata.