C’era una volta in Sicilia “la festa dei morti” e non era dolcetto o scherzetto

Vuole la tradizione siciliana, tra il sacro e il profano, che la notte precedente la commemorazione dei defunti sia un’occasione di comunione con i propri cari morti. Un incontro da consumare a tavola, perché nel cibo e col cibo si celebra il più alto momento di convivialità familiare. Nasceva così la “festa dei morti“. Si festeggiava “virtualmente” con i propri defunti accogliendoli con una bella tavola apparecchiata anche per loro, ben sapendo che non c’erano più.
Quello che ci diceva la mamma
Così ce la raccontavano i nostri genitori, così sembrava meno lacerante il distacco, così credevamo di ritrovarli ogni anno. Da piccola certo non lo sai che la morte è quell’andare là per sempre, ti consola sentire che in quel posto si sta bene, ma non sai che non si ritorna. La mamma ti dice che la notte prima del 2 Novembre i nonni passeranno, troveranno da mangiare alla nostra tavola e lasceranno i doni per noi. Ma tutto ciò in pieno silenzio. Arrivano, ti sfiorano con un bacio sulla fronte, ma devi dormire, sennò scompaiono.
Occhi chiusi fino al mattino
Ed ecco che la tradizione si compie. Vai a letto presto presto. Gli occhi chiusi chiusi, serrati, che quasi ti fanno male, e cerchi di dormire contraendo tutti i muscoli perché l’emozione ti tiene sveglio. Sai che devi dormire. L’indomani mattina sarà una festa grande, perché i nonni che sono venuti a trovarti hanno lasciato per te i loro doni, pensati proprio per te, come tu hai spesso chiesto! Ma sono simpatici questi nonni, allegri e giocherelloni come erano con te da bambino. Ti facevano trovare dolci, pupi di zucchero e giochini, nascosti, quasi per caso, con quel gioco di “acqua, fuocherello, fuoco, fuoco” e si divertivano più di te. Volevano vedere la luce nei tuoi occhi quando li scoprivi e si illuminavano di riflesso.
