Altro che Halloween, per la festa dei morti, dolcetto senza scherzetto
La festa dei morti in Sicilia: un legame profondo tra vivi e defunti
A fine ottobre le vetrine si riempiono di zucche e di streghe, e quasi non ci si accorge che in Sicilia, per secoli, la festa più attesa dai bambini era un’altra.
Era la festa dei morti. Prima che il benessere portasse nelle case qualche spicciolo in più, la ricorrenza dei morti era la festa più grande che ci fosse per i regali! Sull’isola non erano ancora arrivati gli americani e nessuno aveva mai sentito parlare di Babbo Natale. A portare i regali ai bambini, la notte tra l’1 e il 2 novembre, erano i defunti più cari, una tradizione che oggi rischia di essere sostituita da Halloween, un’altra festa del consumismo arrivata anch’essa dagli Stati Uniti.
Antonino Buttitta, famoso antropologo e storico delle tradizioni siciliane ci ricorda che: “Contrariamente a quanto si usa nel resto d’Italia, in Sicilia e in qualche altro luogo del Meridione vige l’uso di fare i doni ai bambini il 2 novembre, giorno tradizionalmente consacrato alla celebrazione dei defunti. I doni li portavano i morti per questo si lasciavano le porte aperte la notte fra l’uno e il due novembre”.
Il cesto dei morti
Erano doni poveri, semplici cestini, con poche cose, ma in bella vista: le noci di sicuro, quattro castagne, alcuni mandarini, e per chi poteva permetterselo, frutta martorana colorata e in primo piano, vestita a festa, una pupa di zucchero in piedi, una statuetta cava fatta di zucchero, indurito e dipinto, che rievoca i personaggi tipici del teatro dei pupi siciliani. Accanto non mancavano mai i biscotti della festa: le ossa dei morti, duri e profumati di chiodi di garofano, e i taralli glassati al limone.
“Armi santi, armi santi”
La sera prima i bambini andavano a letto presto, e prima di dormire recitavano una piccola preghiera alle anime dei morti:
Armi santi, armi santi,
io sugnu unu e vuatri siti tanti:
mentri sugnu ‘ntra stu munnu di guai,
cosi di morti mittitimìnni assai!
Anime sante, io sono uno e voi siete tanti: mentre sono in questo mondo di guai, portatemi tante cose dei morti. A chi si alzava di notte per curiosare i grandi dicevano: “Zitto! Che li morti vennu e t’arraspanu i pedi!”, i morti vengono e ti grattano i piedi, e non ti lasciano niente. Bastava a far stare tutti zitti sotto le coperte.
La mattina si cercava il cesto per tutta la casa, e poi si andava al cimitero, a portare i fiori e a dire grazie. A Palermo, nei giorni prima, c’è ancora la Fiera dei Morti, con le bancarelle di giocattoli e di dolci.
È una festa che non fa paura, perché parla di chi ci ha voluto bene. Chi l’ha vissuta da piccolo la racconta ancora con un po’ di nostalgia, come in C’era una volta in Sicilia la festa dei morti. Finché qualcuno la mattina del 2 novembre cercherà un cesto per casa, i nonni non saranno andati via del tutto.
