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A Sciacca c’è uno strano “Giardino Incantato” che racconta storie di arte e di geniale “follia”

Filippo nasce nel 1888 a Sciacca, nell’agrigentino. Figlio di umili pescatori, raggiunta la maggiore età emigra in America in cerca di fortuna, seguendo le orme dei fratelli più grandi e fa ciò che molti siciliani erano costretti a fare. Qui trova lavoro in una fabbrica, ma a causa di un incidente, rimasto pressoché nebuloso nella dinamica, riporta una grave lesione al cervello ed entra in coma, situazione protrattasi per mesi. Al risveglio dal coma, Filippo Bentivegna non è più lui. Non è più in grado di lavorare e, là dove impera il profitto, non essendo più utile alla società, viene rimpatriato e rispedito al suo paese d’origine.

Ma l’essere umano ha mille risorse e, pur nella sua fragilità, Filippo ha saputo stupirci regalandoci qualcosa che ancora oggi è patrimonio e attrattiva turistica per Sciacca, splendida cittadina che, oltre ad essere famosa per il suo carnevale, i suoi coralli rosso fiammanti e le sue acque termali, ha saputo, dopo un periodo di abbandono e incuria, valorizzare ciò che la mente fragile e forte allo stesso tempo, di un uomo ritenuto inadatto alla produzione, ha saputo realizzare!

Infatti “Filippo il pazzo”, così chiamato dai suoi concittadini, ritornato in paese, acquista un piccolo terreno agricolo ai piedi del Monte Kronio, meglio conosciuto come Monte San Calogero, e qui vive con la sua pensione di invalidità. Passa il tempo a raccogliere sassi di tufo e tira fuori, come coniglio dal cilindro, un’arte che non sapeva di avere. Seguendo le allucinazioni, che popolano le sue notti, dà vita a quei sassi trasformandoli in visi, teste, nasi e, quando mancano i sassi, scolpisce i tronchi e, in assenza di essi, disegna sulle pareti della sua casupola dove sono visibili, ancora oggi, file di grattacieli in memoria della vita trascorsa in America.

Sciacca, Giardino delle Teste – Foto di Rudiernst – Stock.adobe.com

Filippo dà nomi e fisionomie alle sue teste. E sono personaggi storici o inventati. Ne crea a migliaia ovunque; piccole, grandi, nascoste tra muretti e ulivi, una diversa dall’altra, una più bella e più significativa dell’altra e lui, “il pazzo”, si fa chiamare “Sua Eccellenza” perchè quello è il suo “Giardino Incantato anzi Castello Incantato”.

Alla morte di Filippo, avvenuta nel 1967, questo luogo viene sopraffatto e invaso da sterpaglie senonchè, grazie a turisti curiosi e intraprendenti, alcuni dei quali portano via, come souvenir, qualche trofeo, questo museo a cielo aperto viene a galla e valorizzato attirando l’attenzione, oltre confini, sul “pazzo di Sciacca”

Ed ecco che il comune decide di rivalutare l’opera affidandone la gestione a una cooperativa che organizza visite, ancora oggi. Alcune teste di pietra donate dai parenti di Filippo a Jean Dubuffet sono inserite nella collezione del pittore francese, fondatore dell’arte “grezza”, uno stile a cui appartengono quegli artisti che, nel realizzare le loro opere, non seguono alcuna regola o convenzione. Quelle teste sono oggi  esposte al Museo di “Art Brut” di Losanna, istituito in memoria del suo fondatore Jean Dubuffet.

Chi gira per il “Giardino incantato” prova meraviglia per quelle opere che accompagnano con lo sguardo il visitatore e sembra vogliano parlargli, ma allo stesso tempo è pervaso da un’indicibile tristezza pensando alla vita in solitudine di questo strano e così geniale artista.

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