Territorio

Sambuca di Sicilia, uno dei borghi più belli d’Italia, nel cuore della Valle del Belìce

Sambuca di Sicilia – Foto di Simone Nicolicchia

Sambuca di Sicilia è una splendida cittadina che sorge su una collina, abbracciata da boschi e altre colline, in piena Valle del Belìce, a 350 metri s.l.m. Tra le vette che la circondano spicca il Monte Adranone. Fa parte della provincia di Agrigento da cui dista 89 Km ed è più vicina a Palermo (78 Km). A pochi chilometri dal mare di Menfi, Sciacca e Porto Palo, è vicinissima al Parco archeologico di Selinunte.

Sambuca vanta una storia antica. Dobbiamo tornare indietro nel tempo. Già nel VI sec. a.C., le colonie greche di Selinunte e Agrigento si contendono il territorio noto col nome di Adranon, abitato tra la fine dell’età del bronzo e l’inizio dell’età del ferro, di cui restano tracce nel sito archeologico di Adranone. Subentrano i Cartaginesi, seguono devastazioni (250 a.C.) e ricostruzioni più a valle dove sorge il borgo di Adragnus.

Sambuca di Sicilia – Chiesa di San Michele Arcangelo – Foto di Christian Garascia

Per arrivare al nome arabo Zabut ( poi diventato Sambuca) risaliamo all’830 d.C. quando l’emiro Al-Zabut, chiamato “lo splendido”, fece costruire il castello che da lui prese il nome. Questa una delle ipotesi riguardanti l’origine de nome. Un’altra ipotesi vuole che Sambuca prenda il nome dalla presenza di piante di sambuco o addiittura dalla forma dell’impianto della città che somiglia alla sambuca, un antico strumento musicale, di origine greca, vicina come forma all’arpa. Sambuca-Zabut diventa Sambuca di Sicilia nel ventennio fascista che mal sopportava nomi di origine straniera.

Del Castello di Zamut non è rimasto che l’idea e su quelle pietre è nato un belvedere sul paesaggio circostante mentre vivo e intatto è rimasto il quartiere arabo con le caratteristiche vie strette, un vero dedalo, a volte vicoli senza uscita, con cave sotterranee. Un vero esempio di città con impianto arabo.

Sambuca di Sicilia – Foto di Natalia Dolgacheva

Sambuca annovera una ventina di chiese e palazzi storici. Di grande interesse il museo archeologico, il teatro e ciò che resta di un acquedotto romano. Da visitare assolutamente l’area archeologica di monte Adranone, la riserva naturale di monte Genuardo. Una passeggiata sulle sponde del lago Arancio regala alla vista vigneti e uliveti a perdita d’occhio.

Dal 2015 Sambuca di Sicilia sta vivendo un periodo di grande rinascita culminato nel 2016 con la consacrazione a “borgo dei borghi” nella famosa trasmissione televisiva Il Kilimangiaro. Nel 2018 è salita agli onori della cronaca mondiale per la messa in vendita di alcune case di proprietà comunali ad un euro. Alcuni privati hanno addirittura concesso al comune le loro abitazioni piuttosto che lasciarle cadere in rovina. Girando tra i vicoli si notano le case ristrutturate che hanno dato lustro e vita al borgo con l’insediamento di nuove comunità, con cittadini di ogni nazione, anche extraeuropei.

Sambuca di Sicilia – Foto di Natalia Dolgacheva

Nello stemma di Sambuca di Sicilia troviamo un’arpa e una stella racchiusa tra due ali con sopra una corona a sette punte e con in basso la scritta “Volat ad Aethera Virtus” (La virtù vola al cielo).

Oltre alla storia, alle sue bellezze naturali, al paesaggio, a tutte le bellezze intorno ad essa, Sambuca di Sicilia ha altro, quanto basta a deliziare il palato, dai prodotti dolciari ai formaggi tra cui vanta la vastedda del Belìce Dop, un formaggio a pasta filata ottenuto interamente da latte di pecora, dalla particolare forma di focaccia.

Un dolce tipico di Sambuca sono le “minni di virgini”, composte da pasta frolla, crema di latte, zuccata, gocce di cioccolato, cannella e decorate con palline di zucchero colorato. La ricetta risale al 1725 e si dice sia stata inventata da suor Virginia Casale di Rocca Menna, incaricata dalla marchesa di Sambuca di preparare un dolce per il matrimonio del figlio. Sembra che suor Virginia abbia preso spunto dalle colline che circondano Sambuca per creare questo dolce di cui si fa menzione persino ne “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa.

Sambuca di Sicilia – Foto di Natalia Dolgacheva

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