”Quannu u sceccu di Maria Turri imparau a un mangiari chiù, mossi”: quando la tirchieria supera il buon senso
Nell’entroterra fertile della nostra bella Sicilia, viveva una numerosa famiglia di contadini. Abitava in una casetta di campagna, semplice ma non mancava niente. Era una casetta circondata da un bell’appezzamento di terreno che i suoi proprietari coltivavano ad ortaggi ed alberi da frutto. Il raccolto era quello che era e il ricavato dalle vendite non sempre bastava a sfamare l’intera famiglia.
Avevano come unico aiutante un bel cavallo da soma che avevano chiamato Roccia per significare il grande carico di lavoro cui era sottoposto, e la sua forte resistenza alle fatiche. Roccia veniva accudito da Maria Torre moglie e madre di 5 figli. Una famiglia che viveva di quella terra e dei suoi prodotti. Roccia tutti i giorni aveva il suo bel da fare: trainare, arare, trasportare. Non si fermava mai.
Maria, un bel giorno, per far meglio quadrare il bilancio familiare ebbe, a suo parere, una fantastica idea: – “E se risparmiassi sulla biada?” Così cominciò a diminuire giorno dopo giorno la quantità di cibo per Roccia pensando che lui non si sarebbe accorto di niente.
Il cibo diminuiva ma la fatica era sempre la stessa. Roccia spalancava gli occhioni quando arrivava la sua razione giornaliera che si assottigliava giorno dopo giorno finche si ridusse proprio all’osso. Povero animale, era sempre più stanco e lei lo stimolava dandogli del fannullone. Lui si reggeva a mala pena sulle zampe ma continuava a fatica a lavorare.
Arrancava, si trascinava, si fermava più spesso. Maria lo spronava con tono seccato:- «Muoviti, buono a nulla! Ti stai impigrendo». Lui la guardava con quegli occhi grandi, lucidi, che sembravano chiedere pietà.
Ma Maria non era il tipo da capire gli sguardi.
Giunse il giorno che, togli oggi e togli domani, non ci fu più niente da togliere. E, proprio quel giorno, mentre Maria entrava in stalla col secchio vuoto, Roccia si accasciò lentamente a terra, come un sacco vuoto, morto. A Maria non rimase che esclamare: “Proprio adesso che ti eri abituato a lavorare senza mangiare dovevi morire?” E si strappò i capelli dalla disperazione urlando: – “Povera me, povera me, come sono sfortunata!”
“Quannu u sceccu di Maria Turri imparau a un mangiari chiù, mossi” Così recita un antico proverbio siciliano. ”Cosi di foddi”
