Leggende

“I giorni della merla”: vi sveliamo l’origine di questa espressione

Merla Foto di Martin Pelanek – Shutterstock

Molte sono le leggende che ruotano intorno a questo modo di indicare gli ultimi 3 giorni di Gennaio. Tra le tante raccontiamo quella che è la più diffusa. Si narra che, una volta, il mese di Gennaio durasse 28 giorni ed era da sempre un mese freddo e gelido. La merla, dal candido piumaggio, si affannava a cercare cibo e si trovava sempre investita da venti gelidi; nulla da mangiare per lei su quella terra coperta di neve, ogni ricerca era infruttuosa.

Quell’anno la merla cercò di aggirare le difficoltà che le creava il maltempo e corse ai ripari accumulando tanto cibo, tante provviste sufficienti che le consentissero di affrontare il rigido inverno e rimanere al riparo per tutto il mese di Gennaio, decisamente il più capriccioso e il più ostile dell’anno.

Gennaio, indispettito per questo trucchetto messo in atto dalla merla, si trovò spiazzato e, per perseverare nel suo gioco malvagio e dispettoso, chiese tre giorni in prestito al mese di febbraio; così arrivò a contare 31 giorni, riducendo Febbraio a 28.

Con quei 3 giorni in più Gennaio potè avere via libera per scatenare le bufere più tremende e dimostrare che non aveva gradito di essere stato raggirato così furbescamente. E sulla terra scese un freddo insolito, un vento che fece gelare ogni germoglio, ogni filo d’erba che tentasse di fare capolino e la terra rimase spoglia. Per la furia del vento persino i nidi furono scaraventati lontano e i malcapitati uccellini, spaventati, si ripararono nei camini delle case, dove arrivava un calduccio ristoratore.

Quando la bufera si calmò e si potè tornare a volare, i merli si accorsero che le loro piume erano diventate nere per il fumo e per la fuliggine che saliva dai camini. Il loro piumaggio candido fu solo un ricordo. Oggi le femmine sono di un colore grigio-bruno e anche il loro becco è dello stesso colore, mentre il maschio ha il manto nero brillante e il becco giallo-arancione.

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