Castelli

E’ uno dei più antichi di Sicilia: il castello di Inici, a due passi dal tempio dorico di Segesta

C’è una Sicilia nascosta lontana dagli itinerari turistici tradizionali. Una Sicilia dimenticata che conserva le tracce di una vita agropastorale che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Una storia fatta di fatica, di schiene ricurve sui campi e di miseria. E’ la storia dei bagli siciliani, vere e proprie aziende agricole fortificate, gestite da nobili feudatari, che ospitavano al loro interno, oltre ai proprietari terrieri, le famiglie dei contadini dediti al lavoro dei campi circostanti.

Uno di questi, posto sul lato sud del Monte Inici, nel territorio del comune di Castellammare del Golfo, a poca distanza dal tempio dorico di Segesta, è il Castello di Inici, uno dei castelli più antichi di tutta la Sicilia che secondo lo storico Tummarello fu al centro della mitica città di Inico, un antichissimo insediamento preromano, dal quale trae il suo nome essendone stato il castello.

Attorno alla torre del castello risalente all’anno mille, all’interno della quale nel 1535 fu ospitato Carlo V d’Asburgo, si svilupparono con il passare del tempo i due cortili che fecero assumere al castello l’aspetto odierno di baglio, una costruzione chiusa all’esterno e con le aperture verso la corte interna.

Castello di Inici – Foto di CustonaciWeb

Durante la dominazione Sveva in Sicilia, il castello fece parte del feudo di Nicoletto Asmundo, falconiere dell’imperatore Federico II. Dal 1408 il castello passò ai Mannina e successivamente ai Baroni Sanclemente. Nel XVII sec. alla morte della baronessa Allegranza Sanclemente, il castello insieme al feudo passarono nelle mani dei Gesuiti diventando una tra le proprietà più produttive di tutta la Sicilia. Con la cacciata dei Gesuiti, avvenuta nel 1767 il castello divenne proprietà di Giuseppe Pappalardo, un prestanome del marchese Cardillo. Quasi un secolo dopo il castello passò alla famiglia Alliata. Fu proprio in questo periodo che venne ampliata e ristrutturata la corte interna.

Nel censimento dell’ottobre del 1961 gli abitanti del castello erano una cinquantina mentre la contrada circostante contava circa 400 abitanti. All’interno di esso c’erano l’ufficio postale, la caserma dei carabinieri e la scuola. Il terremoto che nel 1968 scosse la Valle del Belìce danneggiò pesantemente la struttura che negli anni successivi ebbe un periodo di crescente abbandono che portò, nel 1998, al crollo della torre medievale.

Colpisce e affascina la vista intorno al castello, una distesa di campi coltivati a vite e grano, alberi di azzeruolo, carrubi e un silenzio interrotto solo dal fischiare del vento. Il paradiso ideale per gli amanti del trekking e delle passeggiate in mountain bike a contatto con la natura. Qui le strade sono asfaltate solo per pochi tratti, e quando lo sono, la scarsa manutenzione dovuta a decenni di abbandono ha aperto grosse buche e fatto franare parte di esse. In giro si vedono solo contadini che con i loro grossi trattori continuano ancora oggi a lavorare queste terre fatte di grosse zolle argillose. Un luogo dimenticato, uno dei tanti patrimoni culturali Siciliani, testimoni del nostro passato, che rischiano di andare perduti per sempre e che, se recuperati, potrebbero dare speranza e ricchezza ai tanti paesi che si vanno spopolando.

2 Commenti

  1. E abbandonato a se stesso. Smantellato dal trafugamento di materiali e ridotto a una discarica con amianto che fa da ovile ammalando le pecore.
    Immagino chi ne mangi i latticini e le carni.
    L’ho visitato due volte a distanza di 30nni. La seconda volta un disgusto per la mancanza di rispetto alla storia soprattutto locale da chi guarda con il cannocchiale ed ammira il nord e criticare.

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