Musica

Rocco, il giovanissimo friscalettaro che in Germania diffonde la musica folkloristica siciliana

Frugando sul web alla ricerca di notizie sugli strumenti musicali, tipici della cultura popolare siciliana (in particolare del friscaletto), ci imbattiamo in alcuni video e post che fanno riferimento a Rocco, un ragazzo siciliano di Longi, della provincia di Messina, che ci incuriosisce e che decidiamo di contattare. Rocco ci risponde e ci accoglie al telefono, via whatsapp, da Monaco di Baviera, con una cordialità e una freschezza che subito diventano familiari.

E’ un fiume in piena. La sua voce e il suo racconto parlano di sogni, di passioni, di costanza e trasudano maturità. E’ travolgente il suo incedere; ogni tanto mette punto e torna indietro, in un flashback affascinante. Lascia un percorso intrapreso nel discorso, prende un’altra strada e racconta un altro capitolo della sua vita e poi ancora un altro con una tale profondità e naturalezza che ti sembra di parlare con un uomo “fatto”, un uomo che ha vissuto tante stagioni e invece scopri che ha solamente 19 anni e parla della vita, di emigrazione, di lontananze senza rimpianti; parla di quella “sua” terra che oggi è là dove vive, dove si realizza la sua concretezza senza per questo mai dimenticare e cancellare la sua Sicilia dove ha tutti i parenti, dove torna ogni estate. E sorridendo dice: ”Parlo ancora italiano, parlo ancora siciliano”.

Non c’è risentimento né condanna in questo suo “esilio” ma consapevolezza di una scelta necessaria. Racconta di essersi trovato immerso in una cultura diversa; parla di una politica che intreccia scuola e lavoro con una visione della vita che guarda al futuro e solo in questo frangente si avverte una nota di rammarico quando dice che nella sua terra natia, nella nostra Sicilia, come in tutt’Italia, i ragazzi sono trasparenti; intanto studiano e non sanno cosa faranno da grandi, il futuro è un concetto astratto per loro.

Quel futuro che Rocco sa già come lo vuole e come spera di realizzarlo, là dove l’ha portato la sua famiglia, emigrata tra gli emigrati, alla ricerca di un lavoro, quando lui aveva solamente 13 anni. Rocco studia al Conservatorio di Monaco; lui appassionato di sassofono vuole fare il musicista:- “Questo è il mio lavoro adesso, studio musica”

Vediamo di mettere un po’ di ordine. Rocco andava ancora alle medie in Sicilia; il suo insegnante di musica appassionato di folk, uno dei pochi zampognari di Longi, coglie in tre suoi alunni la passione per la musica e non fa finta di niente, li coinvolge, li invoglia  a suonare la zampogna, insegna loro privatamente e gratuitamente, a casa sua, coltivando con grande generosità quel seme che aveva intravisto in loro.

Quando si dice l’importanza della scuola, quella scuola maestra di vita che gratifica, invoglia, stimola e lascia il suo segno, indelebile.

Finita la seconda media Rocco però emigra con la famiglia in Germania. Il talento lo puoi mettere a tacere per un po’, poi ritorna prepotente più di prima e, il tempo di ambientarsi e organizzarsi, nell’estate del 2017, tornato in vacanza in Sicilia, Rocco va da Pinello, un costruttore artigiano della zampogna, in un paesino vicino al suo, perché vuole riprendere quella passione lasciata a metà per il trasferimento in Germania e gli commissiona una zampogna.

A questo punto del racconto Rocco ci  parla della zampogna, di uno degli strumenti più antichi, composta da una sacca e di cui ci sono tante versioni. Quella siciliana si chiama “zampogna a paru” perché formata dalla sacca e da cinque canne di cui due melodiche di uguale lunghezza.

E la poesia di Rocco si eleva a malinconia quando dice che “la zampogna rispetto al friscaletto è più svantaggiata per il futuro”… E noi la vediamo la zampogna che arranca sotto il peso della sua sacca mentre il friscaletto agile e snello tocca per primo il traguardo!

“Perché – continua Rocco – la costruzione di una zampogna, puramente artigianale, è più difficile rispetto alla costruzione del friscaletto e i costruttori vanno sempre più scomparendo. Non c’è mercato!”

Tornando alla sua zampogna, quando va a ritirarla da Pinello, nella sua vita, per la prima volta, fa l’apparizione il friscaletto. E’ un caso il suo incontro col friscaletto, quasi un segno del destino, quando il bravo costruttore di zampogna gliene regala uno! E di fronte alle nostre ingenue domande se il friscaletto è un po’ come il flauto che tutti abbiamo suonato  alle medie, se è facile da costruire ecc. sorride e ci spiazza: “Un pezzo di canna bucata è un pezzo di canna bucata; un pezzo di canna bucata e intonata e che suona bene è uno strumento musicale”.

Lui al friscaletto non ci pensava proprio, aveva solo suonato il marranzano, da piccolino, con il suo papà. La zampogna era la sua curiosità grazie al suo maestro, come lo chiama con riverenza e affetto. Ma si sa, le intelligenze non sono a compartimenti, se uno ce l’ha la usa. E lui ce l’ha, da vendere. Intelligenza che è apertura, sensibilità, curiosità, voglia di mettersi in gioco, capacità di vivere le sue giornate nella loro pienezza con questa grande voglia di fare e di essere! Grande Rocco!

Anche il friscaletto l’ha suonato da autodidatta. E qui impariamo ancora qualcosa: esiste il friscaletto 7+1 e il friscaletto 7+2  dove  i numeri corrispondono ai buchi e alle finestrelle. Mamma mia AIUTO! Grazie al friscaletto e alla sua intraprendenza, in Germania conosce un gruppo di siciliani che lo coinvolgono e con cui suona, adolescente, il suo friscaletto, molto apprezzato dal pubblico. Tutta musica folk. Ma il fisarmonicista del gruppo si trasferisce altrove e il gruppo è in difficoltà.

E l’enfasi con cui ti dice che rimpiazzare un fisarmonicista che “suoni siciliano” a Monaco di Baviera non è facile ,“lo devi trovare siciliano, lo devi trovare siciliano”, ti fa accapponare la pelle e ti strappa un sorriso di amara complicità e campanilismo puro. E qui, Rocco a 19 anni, fa un distinguo tra le musiche, tutte di grande spessore e di pari dignità. Parla di musica universale e poi di musica folk che, come dice lui, “o ce l’hai nel sangue o non puoi riprodurla!” Perché – continua Rocco – “non puoi chiedere a un fisarmonicista tedesco di accompagnarti nelle tarantelle, non ti sa accompagnare … lo devi avere nel sangue quel ritmo”.

La musica folk la suoni perché l’hai ascoltata da bambino, fa parte della tua cultura, la suoni ad orecchio, non ci sono spartiti, è una cosa che si tramanda come tutte le cose che affondano  le radici nel territorio e non sono scritte. Inoltre la musica folk “cambia da zona a zona” e Rocco lo ha scoperto a Monaco incontrando appunto questo gruppo di Balestrate, della provincia di Palermo, nel quale, lui di provenienza del messinese, si era inserito a suonare.

Riprende in mano la zampogna, che si era portato dalla Sicilia in Germania e facendo tesoro delle basi ricevute dal suo maestro, ora da autodidatta, e con le sue doti di musicista, riprende a suonarla,  ritrovando quella passione mai sopita, con tutte le nuove difficoltà che incontra adesso nell’impostare la nuova posizione delle dita, dato che col tempo le mani e le dita “crescono!”

Sentire il racconto di Rocco è come guardare un affresco. Ti sembra di vederlo; le sue dita tracciano pennellate di note musicali, lasciano sfumature di luce e di adolescenza, lanciano ricordi di gratitudine per il suo maestro, realizzano sogni che non si perdono nei vicoli della nostalgia.

E quella musica che è universale, che si dirama tra classica, melodica, popolare e folk sa come raggiungere la sensibilità e si intrufola tra le pieghe del destino e colpisce i più sensibili e non li risparmia.

Questo è Rocco che “da grande” vuole fare il sassofonista, che adesso studia al conservatorio, che suona la zampogna nei mercatini di Monaco, che si esibisce col friscaletto e parla come un uomo navigato districandosi nei meandri della cultura, fatta di tradizioni, di speranze, di esempi, di ragazzi da coinvolgere, di futuro e intanto traccia una filosofia della vita che stupisce ed emoziona. A soli 19 anni!

Domanda:-  Nel futuro vuoi  tornare in Sicilia o la Sicilia non ti piace più?

E quando ti risponde …  “della Sicilia come si fa a dire non ti piace più”  vorresti nasconderti solo per aver pensato di fare questa domanda. Ti dà una lezione che ti lascia senza parole. “Noi nasciamo in un posto, ma non è detto che dobbiamo stare lì tutta la vita … ognuno … dove si trova bene … quello è il posto giusto per stare”- “Io non ci penso a tornare in Sicilia, ma nella vita mai dire mai”

E noi, caro Rocco, ti auguriamo di diventare quel grande musicista, sassofonista affermato, quell’artista che sogni di essere, di continuare a pensare in siciliano, di sentirti cittadino del mondo, di portare ovunque quei sentimenti di onestà, di impegno, di serietà nello studio e nel lavoro e di rimanere sempre così, quell’adolescente-grande uomo che suona ancora il friscaletto, con la freschezza e l’entusiasmo di chi i sogni non li soffoca ma li realizza e li sparge a piene mani perché altri li afferrino.

Buona vita ragazzo!

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