La Carruba: frutto siciliano dimenticato dalle svariate proprietà benefiche
La carruba è uno di quei frutti che appartengono alla memoria della Sicilia. Oggi la troviamo meno spesso sulle nostre tavole, eppure per generazioni è stata una presenza familiare nelle campagne dell’Isola, dove il carrubo cresce ancora tra terreni assolati, pietra calcarea e antichi muretti a secco.
Il suo lungo baccello marrone, dalla polpa naturalmente dolce, arriva da un albero straordinariamente resistente. Il carrubo (Ceratonia siliqua) è infatti un sempreverde capace di affrontare estati calde e lunghi periodi di siccità, raggiungere anche una decina di metri di altezza e vivere per diversi secoli.
Con il tronco spesso irregolare, i grandi rami e la chioma ampia e fitta, è una presenza che caratterizza soprattutto alcune zone rurali della Sicilia. E quando ci si trova davanti a un vecchio carrubo, magari isolato al centro di una campagna, è facile capire quanto questi alberi siano legati alla storia del territorio.
La carruba e il paesaggio siciliano
Il carrubo è diffuso in gran parte della Sicilia, soprattutto nelle campagne e nelle zone dal clima più caldo e asciutto. Lo si incontra lungo le strade rurali, nei terreni agricoli e nei paesaggi rocciosi dell’entroterra. Nella Sicilia sud-orientale, in particolare tra Ragusa e Siracusa, la sua coltivazione è però particolarmente importante e contribuisce da secoli a caratterizzare il paesaggio agricolo.
Un frutto che arriva da una storia lontana
Il suo nome deriva dall’arabo kharrūb, una delle tante tracce lasciate dalla cultura araba nell’agricoltura, nella cucina e nel linguaggio siciliano. Attorno ad esso sono nate nel tempo anche tradizioni e leggende. La carruba, per esempio, è conosciuta come “pane di San Giovanni”, perché secondo un’antica tradizione San Giovanni Battista se ne sarebbe nutrito durante il periodo trascorso nel deserto.
In Sicilia il carrubo entra anche nel racconto leggendario di Monreale. Si narra che Guglielmo II, durante una battuta di caccia, si addormentò all’ombra di un carrubo e vide in sogno la Madonna, che gli indicò il luogo in cui era nascosto un tesoro. Proprio grazie a quelle ricchezze, secondo la leggenda, sarebbe poi sorto il magnifico Duomo di Monreale.
Com’è fatta la carruba
Prima di maturare, la carruba è verde. Con il passare dei mesi il baccello cambia lentamente colore fino a diventare marrone scuro, quasi nero. Generalmente è lungo tra i 10 e i 20 centimetri e al suo interno racchiude una polpa compatta e zuccherina insieme a diversi semi molto duri.
La pianta ha foglie spesse, lucide e di colore verde intenso. I fiori sono piccoli e poco appariscenti, ma quando arrivano i frutti i lunghi baccelli che pendono dai rami rendono il carrubo immediatamente riconoscibile.
Quando la carruba faceva parte della vita quotidiana
Oggi la carruba è un frutto dimenticato, ma fino a qualche decennio fa faceva parte della vita quotidiana nelle campagne siciliane. I carrubi crescevano vicino alle case rurali, lungo i confini dei terreni e nei campi, e i loro frutti venivano raccolti e utilizzati in diversi modi, anche per l’alimentazione degli animali.
Era una risorsa preziosa, soprattutto perché il carrubo richiedeva poche cure: resisteva alla siccità, si adattava ai terreni più difficili e riusciva a produrre anche dove altre coltivazioni faticavano a crescere. Con il passare del tempo molte di queste abitudini sono andate perdute e la carruba ha trovato sempre meno spazio nella vita quotidiana. Il carrubo, invece, è rimasto, continuando a caratterizzare il paesaggio di molte campagne siciliane.

Le proprietà della carruba
Negli ultimi anni la carruba è tornata a suscitare interesse anche dal punto di vista nutrizionale, dopo essere rimasta a lungo ai margini delle nostre abitudini alimentari. La sua polpa è naturalmente dolce, ricca di fibre e contiene polifenoli, sostanze presenti in molti alimenti di origine vegetale.
Le fibre contribuiscono al normale funzionamento dell’intestino e aiutano a prolungare il senso di sazietà, soprattutto quando la carruba viene inserita all’interno di un’alimentazione varia ed equilibrata. Un’altra caratteristica interessante è che non contiene naturalmente glutine, motivo per cui la farina di carrube può trovare spazio anche nelle preparazioni senza glutine.
Dalla carruba alla farina
La polpa può essere essiccata, tostata e macinata fino a ottenere la farina di carrube, caratterizzata da un colore scuro e da un sapore naturalmente dolce e aromatico.
Viene utilizzata in biscotti, torte, creme e altre preparazioni. Il gusto può ricordare vagamente quello del cacao, anche se la carruba possiede un aroma completamente diverso. Dai semi si ottiene invece la farina di semi di carrube, utilizzata soprattutto come addensante in numerosi prodotti alimentari.
È curioso pensare che un frutto un tempo così comune nelle campagne sia oggi diventato per molti quasi qualcosa da scoprire.
La carruba, un piccolo pezzo di Sicilia da riscoprire
La carruba racconta un pezzo di Sicilia fatto di terra, sole e vita di campagna. Come gli ulivi, i mandorli, i fichi d’India e i limoni siciliani, anche il carrubo fa parte di un paesaggio modellato nei secoli dalla natura e dal lavoro dell’uomo.
Dietro quel semplice baccello marrone c’è una storia molto più lunga di quanto si possa immaginare: ci sono le campagne, le tradizioni contadine, gli usi di un tempo e alberi capaci di attraversare intere generazioni. Riscoprire la carruba significa quindi riscoprire anche una parte della Sicilia più autentica, quella legata alla terra, alla memoria e ai suoi ritmi antichi.
In Sicilia dove vivo l’albero del carrubbo si estende nel sud sicilia provincia di Ragusa e la sua coltivazione arriva alle porte del territorio di Siracusa e non oltre. Da noi viene coltivata x i suoi frutti, le carrubbe, che vengono avviate nel processo di trasformazione in innumerevoli impieghi.