Enogastronomia

I “trizzi di ficu”, una tradizione siciliana portata ancora avanti

Una bella occasione per conservare e gustare i fichi fuori stagione; una risorsa

Quando si parla di fichi secchi balzano alla mente lunghe tavolate, al caldo, magari davanti al camino acceso. La mente va ai buccellati o ai dolci natalizi. Invece i fichi sono frutti che rimandano, prima di tutto, alle calde giornate estive e al tempo che occorre perché vengano essiccati all’aria aperta. Si possono preparare a casa, con il vantaggio di scegliere i frutti a chilometro zero ed eventuali farciture di prima qualità. 

Tutto inizia con la scelta dei frutti più grandi e succosi e dall’allestimento delle canne. Queste servono per adagiarvi sopra i fichi. Le stesse poi vanno opportunamente posizionati in giardino o in angoli di campagna, al sole, lontani dalla golosità di bambini e animali domestici.

Per conservarli, una volta essiccati, si preparano “li trìzzi” (le trecce). Per creare le trecce si uniscono con la giummarra o con piccole canne, utili per infilzarli. Prima però si devono chiudere “a chiappi” e magari farcire con altra frutta secca. Sino ad una trentina di anni fa quest’arte di fare le trecce rappresentava ancora un vero e proprio rito familiare. Una tradizione di chiara origine araba, anche se ci sono tracce nel periodo greco romano, intorno al V secolo A.C.

Una volta essiccati, i fichi, possono avere tante applicazioni. Sono un ottimo contorno per formaggi passati alla piastra, magari abbinati ad altra frutta secca. Sono anche un ingrediente prezioso per il cous cous dolce e naturalmente potranno essere un’ottima farcitura per panettoni, brioche e vari impasti di pane. Una vera ricchezza!

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