Se avete camminato per un centro storico siciliano con il naso all’insù, le avete già viste. Le Teste di Moro stanno sui balconi, sui davanzali, sulle scale. Alcuni non ci fanno più caso, perché fanno parte del paesaggio come i fichi d’India lungo le strade. Sono una delle icone dell’isola, alla pari della cassata e del cannolo: vasi di ceramica dai colori accesi, dipinti a mano, il volto di un uomo dai tratti mori e quello di una giovane donna, entrambi con la corona in testa. Dentro, il più delle volte, cresce una pianta di basilico. Il perché è la storia più cupa che la Sicilia racconti.

La leggenda della Kalsa
La leggenda è ambienta a Palermo, nel quartiere della Kalsa, ai tempi della dominazione araba. Lì viveva “una bellissima fanciulla dalla pelle rosea, paragonabile ai fiori di pesco al culmine della fioritura, e un bel paio di occhi che sembravano rispecchiare il bellissimo golfo di Palermo”.
La ragazza amava la natura e i fiori, e curava le piante del suo balcone con un’attenzione che si vedeva da lontano: chi passava non poteva fare a meno di fermarsi ad ammirarlo. Un giorno di lì passò un giovane Moro. Colpito dalla sua bellezza, fece di tutto per conquistarla, e la fanciulla fu travolta da tanta passione e ricambiò il suo amore. Poco dopo però arrivò la delusione più grande: il bel Moro le annunciò che sarebbe tornato nel suo paese, dove lo aspettavano una moglie e due figli.
La vendetta e il basilico
La ragazza non restò a guardare. Aspettò la notte e, appena il Moro si addormentò, lo uccise e gli tagliò la testa. Poi, per disprezzo, quella testa la mise sul balcone e ne fece un vaso e dentro ci piantò del basilico. Così il bugiardo sarebbe rimasto con lei per sempre. Il basilico crebbe rigoglioso come nessun altro nel quartiere e chi passava sotto quel balcone lo guardava con invidia. Fu allora che gli abitanti della Kalsa cominciarono a farsi costruire vasi di terracotta a forma di testa. Da lì, dice la leggenda, sono arrivate fino a noi.
Le Teste di Moro oggi
Le Teste di Moro, chiamate anche Teste di Turco, si trovano ancora oggi sui balconi siciliani. Le più belle escono dalle botteghe dei ceramisti di Caltagirone, Santo Stefano di Camastra e Sciacca. Tre centri, con tre tradizioni di colori e decori diversi. Chi se ne intende capisce da dove arriva una testa solo guardandola.
Fateci caso la prossima volta che ne vedete un paio su un balcone. Nella leggenda l’avvertimento non è per niente nascosto. Mai tradire una siciliana: non resta a guardare.