Cultura

Tra storia e fede: riapre al pubblico, dopo il restauro, il Monastero di San Pietro a Erice

di Sergio Pace

E’ notizia di pochi mesi fa la riapertura del monastero della Chiesa di San Pietro in Erice dopo l’avvenuta opera di restauro. Con l’occasione è stato possibile anche destinare alcuni locali all’allestimento di una mostra sui segreti, preziosi e unici, delle monache lungo un percorso inerente all’artigianato e ai sapori della pasticceria conventuale. Inoltre la statua della “Madonna della Pace”, dopo decenni, è tornata nell’altare centrale della chiesa. Dal 1935, infatti, e’ rimasta conservata presso il Centro Ettore Majorana nei locali dell’ex monastero, portata qui dalle suore Vincenziane. L’icona mariana, che raffigura una Madonna con il Bambin Gesù in grembo, tornerà nel luogo dove è stata custodita per secoli. Davanti ad essa si raccolse in preghiera anche Giovanni Paolo II nel 1993 durante la sua visita ad Erice.

La “Madonna della Pace” tornerà nell’altare centrale della chiesa di San Pietro di Erice

La riapertura dei locali del monastero della chiesa di San Pietro segue la strada della valorizzazione e tutela del patrimonio artistico e architettonico e della fruizione del complesso destinata alla comunità locale. E’ interessante anche cogliere alcuni aspetti significativi per quanto concerne la storia di questo complesso architettonico. Anticamente, infatti, nell’attuale area del complesso conventuale, aveva luogo la sede militare dei cosiddetti “venerei”. Erano legionari addetti alla tutela e alla sorveglianza del Santuario della dea Venere, inviati direttamente da Roma. Ricordiamo che, a quei tempi, Erice risultava tra le 17 città più vicine e fedeli a Roma, tanto che le fu affidata il patronato della Divinità.

Chiesa di San Pietro a Erice

Il culto della Venere Ericina era diffuso in tutto il Mediterraneo e attirava numerosi naviganti e marinai. Una volta che il culto della Venere Ericina venne meno, scomparve anche la presenza dei legionari. La caserma, dunque, venne abbandonata e trascorsero parecchi secoli (circa 800 anni) prima che, in epoca normanna, forse nel 1365, in quell’area venisse costruita una piccola chiesa dedicata a San Pietro. Dopo due secoli, verso la metà del XVI secolo, alla chiesa venne aggiunto un monastero, costruito grazie alle cospicue donazioni del sacerdote ericino Giovanni Pietro Maranzano, appartenente ad una famiglia patrizia. La chiesa, dunque, era unita al monastero tramite un corposo arco di camminamento. L’intera opera venne completata nel 1543.

All’interno del convento venne dapprima ospitata la comunità delle Clarisse. Poco numerosa agli inizi, col tempo la comunità si allargò, accogliendo giovani donne provenienti da famiglie nobili ericine. In poco tempo il Monastero acquisì una notevole ricchezza, frutto delle donazioni elargite dalle famiglie patrizie e delle doti che portavano le novizie. Il complesso conventuale, grazie alla rapida crescita economica ma anche sociale, divenne un notevole punto di riferimento e di aggregazione sociale, nonché meta di numerosi visitatori provenienti da ogni parte della Sicilia, desiderosi di ammirare l’imponenza e l’austerità del complesso monumentale.

Divenne deposito dei capitali di tutta la città, mantenendo un ruolo centrale in fatto di potere. Nel 1745 l’architetto trapanese Giovan Biagio Amico la ristrutturò interamente. Risalgono al XVI secolo le statue interne di S.Pietro e S.Paolo. Con la soppressione delle Corporazioni religiose, nel luglio 1866, si cambiò registro. Dalla soppressione erano escluse le chiese che rimanevano aperte al culto. Il Sindaco di Monte San Giuliano, tramite una circolare prefettizia dell’ottobre 1866, dichiarava lo sgombero in primis dei conventi maschili in quanto non più Enti Morali. I frati, quindi, se sorpresi all’interno dei conventi, venivano arrestati ed imbarcati per le isole. Potevano dedicarsi alla vita monastica solo fuori dalle strutture conventuali.

Locali interni del Monastero della Chiesa di San Pietro a Erice

Per quanto concerne le suore, queste potevano continuare a rimanere nei loro Istituti, dato che il Governo garantiva loro una pensione. Alle suore, infatti, erano state confiscate le rendite. Un’intensa opera di riqualificazione permise una nuova destinazione per usi sociali ai conventi maschili, mentre quelli femminili continuarono ad ospitare le suore. Passarono trent’anni dalle leggi Siccardi e stavolta toccava al monastero di San Pietro. Si doveva chiudere. Nel 1915 si doveva trovare una nuova sistemazione per ospitare la Pretura. Venne deliberato dal Consiglio Comunale la permuta dell’ex Monastero di San Pietro con l’Istituto San Rocco, nato dalla fusione con l’altro orfanotrofio femminile San Carlo. La Congregazione di Carità, proprietaria del San Rocco, trasferiva l’Istituto in San Pietro. Qui continuò ad esercitare attività didattiche e formative alle giovani. Negli anni ‘60 il Monastero di San Pietro venne ceduto al Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, fondato dallo scienziato Antonino Zichichi.   

Un Commento

  1. Io e le mie sorelle siamo state in questo istituto per 5 anni. Potrei dettagliare quasi tutte le camere e cortile e dormitori refettorio stanza dei tappeti e del carbone.La cisterna dove sentivamo la gente parlare fuori .(passaggio segreto?) Due volte ritornando in Sicilia sono venuta ad Erice ma non ho potuto entrare nel convento anche se era il mio più grande desiderio . Ritrovarmi bambina in quel luogo. Forse la prossima volta

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